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La citta' delle meraviglie e' una raccolta di tre storie ciascuna delle quali ha, come sfondo, l'esposizione internazionale del lavoro di Italia '61. L'esposizione e' raccontata in diverse epoche e con diversi protagonisti, attraverso storie semplici ma coinvolgenti, di gente comune, di una Torino diversa e ormai molto lontana.
Consiglio la lettura di questa "trilogia" a chi vuol saperne di piu' su Italia '61, a chi si chiede, oggi, cosa siano quegli strani palazzi che si affacciano su corso Unita' d'Italia. La consiglio a chi come me ama Torino, citta' splendida che spesso crea e spesso distrugge e che a volte dimentica quanto sappia essere grande e sorprendente. (Mario Abrate)






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I ragazzi di Italia '61

Avrei preso servizio a Italia '61 il 23 gennaio 1961. Il 6 tornai a casa per licenziarmi dalla miniera e per sistemare tutte le mie cose. Me ne andai sapendo che sarei ritornato subito e che, da quel momento, la mia vita sarebbe cambiata per sempre. Quella che doveva essere una semplice vacanza di Natale mi era scoppiata fra le mani. Sembrava ci fosse un disegno dietro, come se tutto fosse gia' stato prestabilito. Io stavo crescendo e con me tutta la mia vita, le mie aspirazioni e la mia stessa identita': non ero destinato ad essere per sempre il minatore di Gonnesa, stavo diventando un uomo con un territorio, davanti a me, ancora tutto da esplorare.
Dopo pochi giorni salutai la mia terra, reimbarcandomi nuovamente sul traghetto per Genova. Erano passati pochi giorni dall'ultima volta, ma come era cambiata la storia! Sembrava gia' un'altra vita quella che stavo per iniziare. Non avrei piu' sentito il profumo del mio paese, non avrei piu' scavato nelle profondita' della terra ne' avrei piu' fatto sogni ad occhi aperti aspettando che il buio della notte mi avvolgesse in riva al mare.
Non avrei piu' visto mia mamma, la sera, tornando a casa e non avrei visto crescere Ninetta, la mia piccola sorellina. Non sapevo se pensare al mio passato o al mio futuro, l'uno cosi' conosciuto e rassicurante, l'altro cosi' incerto ed affascinante.
Mi accomodai su una delle poltroncine poste all'interno dell'imbarcazione, al riparo dal vento freddo della sera. Mi appisolai appoggiando appena il capo alla parete. A riscaldarmi un cielo (ed un cuore) pieno di stelle.



Miracolo a Italia '61

"...che a lei erano legati i ricordi piu' belli della mia vita, che quella fu davvero una stagione unica ed irripetibile, che grazie a lei ero cresciuto, diventato uomo e che da lei avevo ricevuto sicuramente piu' di quanto potesse immaginare. Lei e' stata la mia giovinezza... Le ho detto che non pensasse mai, neanche per un solo istante, di avere avuto una vita inutile. Ho cercato di rassicurala dicendole che tanti, ancora oggi, la ricordano con affetto; certo, non quelli che dovrebbero darle una nuova vita ed una nuova speranza, quelli sono uomini meschini che non sanno nulla di lei e che non hanno avuto gli occhi per vedere, attraverso la sua bellezza, il nostro futuro e la nostra voglia di vivere. Non e' per loro che e' stata creata la monorotaia di Italia '61, lei e' stata creata per persone come me e te, gente che ha ancora la capacita' e la voglia di emozionarsi e di sognare".

Il tesoro di Italia '61 (I giochi del tempo)

Quasi tutte le immagini ritraevano la bella signora in primo piano, immersa nelle meraviglie dell'esposizione e in una bellissima Torino dei primi anni sessanta. Ora era seduta sul bordo di una fontana, ora immersa nel Parco del Valentino, ora seduta all'interno di qualche palazzo espositivo.
Immagini bellissime ma anche piene di malinconia... nello stare li' ad osservarle mi venne in mente il film "L'attimo fuggente", quando il protagonista invita i suoi allievi ad osservare in silenzio le foto ingiallite degli studenti del passato... Scrutai attentamente il volto dei signori Pautasso cercando di scoprire qualcosa dei loro pensieri, catturati in una serena giornata d'estate. Cosa mi state dicendo con i vostri sguardi sorridenti? Cosa avete da dire a noi, uomini degli anni duemila? Carpe diem... cogli l'attimo? Probabilmente si. Forse mi stanno chiedendo di essere felice come loro lo furono in quel centoventicinquesimo di secondo, quando vennero immortalati, a Italia 61, dalla Zeiss Ikon M.



Alcuni commenti


Ho letto il tuo libro. Hai una grande capacita' di narrazione, scritto con un linguaggio semplice. Quindi universale a chiunque si avvicina alla lettura. E' una storia molto bella, a me ha dato un senso di calore, di casa, di quotidiano, di cose semplici, si legge tutto di un fiato e dispiace quando termina.
Ti invidio, l'unico consiglio se' posso darti un consiglio e'; scrivi, scrivi, scrivi e scrivi.
Mi e' piaciuto molto per vari motivi, perche' scrivi bene e ti si legge bene e perche' negli anni 50/60 era bambina a Torino. Poi, conosco il Paolo ispiratore...
Caro Mario, tornando in treno da Milano ho avuto finalmente il tempo di finire il tuo libro iniziato qualche settimana fa'. Ti diro' che mi e' piaciuto, un racconto delicato,con tanti sentimenti e ricordi parte del nostro passato.
Leggendo il libro ho rivissuto quel periodo , pieno direi zeppo, di curiosita', entusiasmi e meraviglia.... Abbiamo vissuto un'epoca straordinaria che avrei voluto replicata per i miei figli,ma cosi' non e' stato, e qui mi associo a quell'amaro in bocca che accompagna l'epilogo della storia. E' un vero peccato che il paese abbia smarrito tanti valori della cui assenza siamo chiamati a confrontarci tutti i giorni. In questo periodo tutti scrivono libri credo che il tuo abbia veramente 'un senso' piu' degli altri per dirla alla Vasco Rossi! ti abbraccio E' molto difficile trovare qualcuno che abbia una storia da raccontare e sappia come farlo: il libro che hai scritto ha uno stile fluido, fresco e soprattutto coinvolge (personalmente quando finisce Italia '61 e il protagonista fa le sue riflessioni sul tempo che e' passato e sulla svolta che ha dato alla sua vita, mi sono davvero commosso!). Probabilmente per un torinese appassionato della storia della citta' (non solo di Italia '61...) e' piu' fruibile e piu' gradevole: ma questo non e' assolutamente un limite, anzi! Ben vengano le storie "nostrane", specie quando sono sincere e coinvolgenti come quella che sei riuscito a mettere su carta tu!
Mi e' piaciuta la non-pretenziosita' nella narrazione (le vicende narrate sono di vita quotidiana, eppure riesci a tenere incollato l'occhio sulla pagina..), quella che definirei una grande capacita' di immedesimazione nel protagonista (se non sapessi che in lui c'e' molto di te...ma chi lo legge puo' non saperlo!), e il dipanarsi delle vicende ha un inizio e una fine lineari, senza salti. Non e' poco, ripeto, in momenti in cui molti scrivono solo per infarcire le pagine di colpi di scena ed effettismi verbali che in fin dei conti lasciano il tempo che trovano.
C'e' "sostanza" nel tuo libro, ecco: cioe' quello che - secondo me - deve primariamente esserci in un romanzo. Oltretutto, la struttura con cui l'hai pensato potrebbe far pensare all'elaborazione di un seguito (il giovane minatore e' diventato grande, e chissa' cos'altro potrebbe succedere...) che spero tu abbia preso in considerazione di scrivere e che nel caso mi auguro, un giorno, di leggere. Insomma, credimi il mio giudizio positivo non e' dettato da un partigianismo a priori, ma dal fatto che la tua storia mi ha sinceramente colpito, appassionato ed emozionato: quanta commozione e trepidazione per questo giovane minatore sardo, per le sue prime impressioni su Torino, per i suoi primissimi moti d'amore e per le difficolta' e le gioie del suo quotidiano!
Bello il libro l'ho letto l'altra settimana, si legge con piacere ed anche in un soffio. Bravo Mario!
E' molto difficile trovare qualcuno che abbia una storia da raccontare e sappia come farlo: il libro che hai scritto ha uno stile fluido, fresco e soprattutto coinvolge (personalmente quando finisce Italia '61 e il protagonista fa le sue riflessioni sul tempo che e' passato e sulla svolta che ha dato alla sua vita, mi sono davvero commosso!).
Probabilmente per un torinese appassionato della storia della citta' (non solo di Italia '61...) e' piu' fruibile e piu' gradevole: ma questo non e' assolutamente un limite, anzi! Ben vengano le storie "nostrane", specie quando sono sincere e coinvolgenti come quella che sei riuscito a mettere su carta tu!
Mi e' piaciuta la non-pretenziosita' nella narrazione (le vicende narrate sono di vita quotidiana, eppure riesci a tenere incollato l'occhio sulla pagina..), quella che definirei una grande capacita' di immedesimazione nel protagonista (se non sapessi che in lui c'e' molto di te...ma chi lo legge puo' non saperlo!), e il dipanarsi delle vicende ha un inizio e una fine lineari, senza salti. Non e' poco, ripeto, in momenti in cui molti scrivono solo per infarcire le pagine di colpi di scena ed effettismi verbali che in fin dei conti lasciano il tempo che trovano. C'e' "sostanza" nel tuo libro, ecco: cioe' quello che - secondo me - deve primariamente esserci in un romanzo. Oltretutto, la struttura con cui l'hai pensato potrebbe far pensare all'elaborazione di un seguito (il giovane minatore e' diventato grande, e chissa' cos'altro potrebbe succedere...) che spero tu abbia preso in considerazione di scrivere e che nel caso mi auguro, un giorno, di leggere.
Insomma, credimi il mio giudizio positivo non e' dettato da un partigianismo a priori, ma dal fatto che la tua storia mi ha sinceramente colpito, appassionato ed emozionato: quanta commozione e trepidazione per questo giovane minatore sardo, per le sue prime impressioni su Torino, per i suoi primissimi moti d'amore e per le difficolta' e le gioie del suo quotidiano!
Ben scritto, coinvolge ed appassiona.
Mario, complimenti per il libro che ho finito di leggere ieri sera, semplice ma significativo, fa rivivere le emozioni di quel bel periodo che coincide con la gioventu' dei protagonisti.
Quando l'Italia aveva cent'anni (clicca per leggere l'articolo)



I ragazzi di Italia '61
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